Parochet

Attraverso la mia ricerca artistica, ambisco a esplorare come l’arte possa fungere da ponte tra il passato, ricco di memoria e conoscenza umana, e un futuro innovativo, che auspichiamo sia illuminato. Questa intersezione tra eredità storica e innovazione tecnologica definisce il cuore del mio processo creativo e della mia poetica.
Il “Parochet” (in aramaico, “tenda” o “protezione”) è la tenda che nella religione ebraica occultava la parte più sacra del luogo di culto, dimora della “parte divina”. Nei Vangeli si narra che, al momento della morte di Cristo, il velo del Tempio si strappò, simbolizzando così un accesso diretto e universale alla conoscenza divina.
L’opera “Parochet” si basa su questa potente immagine: figure indistinte, che potrebbero essere paragonate a una generazione influenzata dall’intelligenza artificiale, aprono una tenda verso una conoscenza che va oltre quella umana. Queste figure, costituite solo da drappi colorati, esplorano il confine tra il visibile e l’invisibile, il sacro e il profano. Il mio intento è stato quello di fondere elementi pittorici con tecniche digitali, in questo caso guidate dall’intelligenza artificiale, consolidando un percorso di ricerca poetica che caratterizza i miei lavori recenti.
In “Parochet”, ho cercato di trasformare questo simbolo in una riflessione visiva sull’era contemporanea, dove l’atto di spostare la tenda diventa metafora di un accesso a una conoscenza che supera i limiti tradizionalmente umani.
Massimo Balestrini